571 – Diaconato e sacerdozio femminili (05.06.2016)

Il pensiero della settimana, n. 571

 Diaconato e sacerdozio femminili

      In relazione al pensiero della settimana scorsa mi è stato chiesto di chiarire il seguente passaggio: «Francesco ha suggerito la costituzione di una commissione storica che studi il caso così come si presentava nella Chiesa delle origini. La faccenda in se stessa non è molto rilevante. Di primaria grandezza è invece un problema che affonda le proprie radici in buona parte della moderna cultura occidentale. Si tratta del ruolo svolto dalla ricerca storica rispetto alla tradizione ecclesiale. È scontato che, se si aprisse una verifica storica sulla Chiesa delle origini e se la si presentasse come via effettiva per convalidare la tradizione, si aprirebbero baratri ben più consistenti di quelli connessi alle diaconesse. Per dirne una, la stessa definizione dei vescovi come successori degli apostoli si scioglierebbe come neve al sole». In particolare mi è stato domandato quale suggerimento avessi circa l’ “utilizzo” della ricerca storica.

     Riporto, con qualche ampliamento, le risposte già fornite personalmente a chi avanzava il citato interrogativo.
1. La ricerca storica per definizione non giunge mai a verità assolute;  essa, se è corretta, è vincolata a procedere secondo le  metodologie che le sono proprie, senza indebite ingerenze o precomprensioni. Essa perciò non deve essere posta al servizio di convincimenti, a essa estranei, privi di basi storiche adeguate.
2. La tradizione non è storia, perciò voler confermare in modo apologetico la tradizione con la ricerca storica è operazione scorretta. Ci possono essere circostanze in cui alcuni contenuti proposti dalla tradizione collimano con quelli raggiunti mediante l’indagine storiografia,  anche in questo caso, però, essi non si sorreggono reciprocamente.
3. Il ritorno alle origini inteso come via per ravvivare una comunità di credenti non va giudicato un’operazione storica. Il principio basilare della storiografia è che il passato è appunto solo passato. In una ricostruzione storica il passato non è mai un modello per il presente. Tornare alle origini è proprio dei movimenti riformatori e la riforma (più al singolare che al plurale, Ecclesia semper reformanda est) costituisce il lato dinamico della tradizione.
4. Alcuni documenti del Vaticano II – per esempio la dichiarazione Nostra aetate – si sono staccati in modo decisivo dai contenuti proposti per molti secoli dall’insegnamento della Chiesa senza aver bisogno di compiere alcuna indagine storica. Come è noto Nostra aetate non cita nessun pronunciamento ecclesiale e nessuna fonte patristica e tanto meno fa appello alla ricerca storica; semplicemente afferma che è conforme al Vangelo respingere ogni forma di antigiudaismo e  dichiarare gli ebrei nel loro complesso non responsabili della morte di Gesù. Se ci fosse una effettiva volontà di istituire un diaconato femminile lo si potrebbe realizzare a prescindere da ogni indagine storica; basterebbe semplicemente affermare che è contro il Vangelo attuare  forme di discriminazione nei riguardi delle donne.
5. Sull’istituzione del sacerdozio femminile pesa come un macigno il pronunciamento negativo di Giovanni Paolo II.  Nella lettera apostolica «Ordinatio sacerdotalis ai vescovi della Chiesa cattolica sull’ordinazione sacerdotale da riservarsi solo agli uomini» si legge: «Pertanto, al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa». L’apertura di un dibattito sul sacerdozio femminile comporterebbe perciò una discussione sul ruolo della tradizione e dell’autorità nell’ambito della Chiesa cattolica; e proprio perché ci si è appellati  alla natura della Chiesa per escluderlo in modo definitivo il sacerdozio femminile, il dibattito su questo tema toccherebbe questioni davvero fondamentali. Il problema del diaconato femminile evidentemente ha una portata assolutamente minore rispetto al problema precedente. Ciò è giustificato non già in virtù della inferiorità del diaconato rispetto al presbiterato, ma a motivo del fatto che una sua eventuale introduzione non dovrebbe confrontarsi con i nodi evidenziati dalla Ordinatio sacerdotalis.
6. Cosa serve allora la ricerca storica nell’ambito della fede? A non assolutizzare quanto assoluto non è, si tratta di un’operazione critica di grande rilevanza. La consapevolezza che di fatto non ci sono state né la continuità né l’uniformità troppo spesso presupposte consentirebbe aperture inedite.

Piero Stefani

 Se per caso ci fosse qualche persona mossa da un’ acribia, francamente eccessiva, nei confronti delle mie idee, mi permetto di rimandarla al pensiero n. 482 (raggiungibile attraverso il blog) dove tratto altri aspetti del rapporto fra tradizione e storia.

 

571 – Diaconato e sacerdozio femminili (05.06.2016)ultima modifica: 2016-06-04T08:00:31+02:00da piero-stefani
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