548 – Nostalgia e speranza (23.12.2015)

Il pensiero della settimana, n. 548

 Nostalgia e speranza

     «Sentivo nell’aria una nostalgia di bene». Un verso natalizio? Se lo fosse sarebbe anacronistico. Nell’aria delle nostre città si diffonde altro. Luci, suoni e odori vanno in una diversa direzione. Sepolto nei cuori forse quel supposto verso però c’è, o almeno è presente in chi, a motivo della sua età, è propenso ad ascoltare i rintocchi della nostalgia. Il bene, in quest’ottica, appare paragonabile a una persona che per tanti anni è stata lì, seduta alla tavola della festa, ma che quest’anno, forse per la prima volta, non è più con noi. La tavola e i cibi si ripropongono, la cara presenza invece non c’è più.

    La nostalgia è la parente povera della speranza. È uno sperare rivolto al passato: resta il desiderio, scompare l’attesa. La nostalgia è il volto della mancanza fattasi con il tempo meno aspra. Non conosce il baratro, ignora il grido, non sperimenta la lacerazione. Ha in sé qualcosa di soffuso, è più levigata che pungente. È una forma di presenza nell’assenza. Si rivolge al passato perché le è precluso di guardare al domani.

    A differenza della nostalgia, il ricordo è in grado di incontrarsi con la speranza. La memoria alimenta l’attesa: «fate questo in memoria di me… in attesa della tua venuta». Nei giorni dell’Avvento la liturgia ci ha riproposto una paradossale memoria dell’attesa. I testi – a iniziare da quelli, ormai desueti, della Novena di Natale – dicono con verbi al futuro quanto la fede afferma già essere avvenuto. Per quattro settimane la comunità cristiana ripercorre la speranza nell’avvento del Messia che i credenti celebrano già venuto. Anzi proprio in quella venuta essi trovano il fondamento stesso della loro fede. Il tempo di Avvento tocca il nostro  cuore perché instilla in noi la nostalgia dell’attesa. È troppo poco per vivere il Natale:  ora ci è chiesto di attendere e non già di averne solo nostalgia. In questo giorno la memoria di una presenza  è chiamata a dischiudere il cuore verso l’attesa di un nuovo e definitivo incontro. Perché ciò avvenga bisogna che la nostalgia lasci il posto alla speranza e faccia spazio a un attendere certo, in grado di reggere il confronto con cumuli di smentite. È possibile? Lo è solo per quel tanto in cui il senso della delusione è riassorbito in una perseveranza aperta verso la speranza perché prima è  stata in grado di reggere alla prova. A dircelo è Paolo. Lo fa attraverso parole capaci, nella loro complicazione, di sottrarsi alla lima sia della nostalgia sia del sentimentalismo: «ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce perseveranza (ypomonē), la perseveranza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio  è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,3-5). Senza dimenticare altre parole di Paolo complementari a quelle ora citate: «Nella speranza siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza, infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza» (Rm 8,24-25).

Piero Stefani

Il PENSIERO DELLA SETTIMANA
AUGURA
BUON NATALE E UN FELICE E SERENO 2016

(Tornerà in rete sabato 2 gennaio 2016)

(Piero Stefani e Antonio Martino)

 

548 – Nostalgia e speranza (23.12.2015)ultima modifica: 2015-12-23T08:57:09+01:00da piero-stefani
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