430__Stralci di cronaca politica (28.04.2013)

 

Il pensiero della settimana, n. 430

 

Il difensore della tradizione Benedetto XVI, con la sua rinuncia, ha dato il colpo più forte tra tutti al ridimensionamento del ruolo papale; il difensore della costituzione  Napolitano, accettando – contro quanto da lui solennemente dichiarato in precedenza – la propria rielezione, ha dato un ulteriore colpo alla modifica della costituzione materiale. Il capo dello stato diviene sempre più il centro del potere esecutivo e accetta, a quasi 88 anni di età, una carica settennale. Tutto questo sul piano istituzionale; sul piano politico il salvataggio dei resti del PD è pagato non solo con il ritorno al governo del PDL ma con la riconquista della centralità politica da parte di Berlusconi.  

Per le rielezioni di Napolitano il sisma (che forse si trasformerà in scisma) interno al PD ha avuto la stessa funzione svolta dalla strage di Capaci per la rielezione di Scalfaro: ha accelerato vertiginosamente i tempi all’insegna dell’emergenza; il punto sta nel confronto tra le due emergenze: in un caso si trattava di un assalto esterno allo stato, nell’altro dell’implosione interna del sistema politico-istituzionale e dello sgretolamento del partito con maggiore rappresentanza parlamentare 

Il presidente rimprovera i partiti e i deputati applaudono. Li accusa di inadempienza e questi battono sempre più calorosamente le mani. Gli unici che si astengono dal tributare le ripetute ovazioni sono coloro che, assenti nel precedente parlamento, sono esenti da quell’accusa da loro stessi ripetutamente mossa agli altri partiti. Il presidente bolla con parole di fuoco la legge elettorale in vigore (il famigerato porcellum) e colui che l’ha voluta esalta il discorso come il più memorabile da lui udito in venti anni di vita parlamentare. Quegli applausi rivolti ai rimproveri sono la celebrazione, sub contraria specie, della vecchia classe politica. Si è parlato di sprovvedutezza; in realtà, almeno nei più consapevoli, è stato il modo più efficace per ridimensionare, de facto,  il discorso del presidente vecchio e nuovo. C’è chi conosce le regole del «teatro dell’assurdo». 

Come la storia, neppure la cronaca politica si fa con i «se» e coi «ma». Tuttavia come non chiedersi cosa sarebbe successo se Napolitano avesse sciolto le camere e indetto nuove elezioni nell’autunno 2011? Non avremmo avuto Monti e, con ogni probabilità, sarebbe stata messa davvero fine alla carriera politica di Berlusconi, allora circondato da estesissimo discredito. Con ciò la massima anomalia del sistema politico italiano – ignorata  dal presidente nel suo discorso di investitura alle camere – sarebbe stata, forse, sanata. Invece ora le parole di Napolitano accreditano al PDL lo status di un partito secolare, invece di considerarlo, come in effetti è, un partito personale post-moderno. A differenza di quanto compiuto da Napolitano non basta giocare fintamente sulla differenza lessicale tra «partito» e «movimento» per dare o negare patenti di legittimità istituzionale. Inoltre cosa sarebbe successo se si fosse dato corso al referendum elettorale – bloccato con argomentazioni capziose – che avrebbe con molta probabilità mandato in soffitta il porcellum?

Ogni sfumatura anche lievemente autocritica è però inimmaginabile nel lessico presidenziale, a sbagliare sono sempre e solo gli altri.  

Bersani, con ogni probabilità, non legge la Bibbia. Se fosse familiare con le lettere pastorali lui e il PD ne avrebbero tratto non pochi benefici. Si legge nella prima lettera a Timoteo: «Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola donna, sobrio, prudente, dignitoso, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia guidare bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi e rispettosi, perché, se uno non sa guidare la propria famiglia, coma potrà avere cura della Chiesa di Dio?» (1Tm 3,4-5). Mutatis mutandis, chi non sa guidare il proprio partito e non sa farsi ubbidire dai suoi, avrebbe mai potuto essere una guida efficace per il paese? 

Nella campagna elettorale, facendosi forza della “finzione” delle primarie di fine anno, si era esaltata la presenza giovanile e femminile; quanti tra loro si sono rivelati adolescenti discoli che fanno passare le notti in bianco ai genitori? Che il giovane sia di per sé meglio dell’anziano o la donna politica di per sé meglio dell’uomo è un “pregiudizio capovolto” del tutto paragonabile a quello di segno opposto.

Piero Stefani

 

 

 

 

 

 

430__Stralci di cronaca politica (28.04.2013)ultima modifica: 2013-04-27T06:30:00+02:00da piero-stefani
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