XXVII Domenica del tempo ordinario_Servire a tavola

Domenica XXVII del tempo ordinario
Ab 1,2-3; 2,2-4; Sal 95 (94); 2Tm 1,6-8.13-14; Lc 15,5-10

Servire a tavola

Tra le domande sollevate dal brano evangelico di questa domenica, almeno due appaiono, sulle prime, difficili da sbrogliare: perché un passo che inizia con una richiesta incentrata sulla fede sfocia in un’esemplificazione imperniata sulle opere? Perché la qualifica «servi inutili» (Lc 17,10) è posta a conclusione di un episodio nel quale l’atto di prestare i propri servizi al padrone risulta vantaggioso per quest’ultimo?
Gli apostoli chiedono a Gesù: «Accresci in noi la fede!» (Lc 17, 6). Gesù, nella sua risposta, sembra non prendere in considerazione quanto gli è stato chiesto. Il suo discorso è ipotetico, legato alla logica del «se… allora»: «Se aveste fede quanto un granello di senape» potreste comandare persino a un gelso (Lc 17,6). Sradicare con la parola un albero per piantarlo nel mare è un gesto assurdo. Ci domandiamo: la replica di Gesù vuole additare quanto sia scarsa la fede degli apostoli, oppure, nella sua paradossalità, desidera indicare che la loro è una richiesta impropria? Se il Vangelo fosse quello di Marco non ci sarebbero dubbi sulla validità di quest’ultima alternativa. Di fronte al caso di un indemoniato che i discepoli non erano riusciti a guarire, Gesù rispose alla richiesta rivoltagli dal padre del ragazzo: «Tutto è possibile a chi crede»; l’uomo allora rispose ad alta voce: «credo, aiuta la mia incredulità» (Mc 9, 23-24). Nell’episodio non sono in ballo miracolosi trapianti arborei, la posta in gioco è alta: la guarigione di un giovane indemoniato. In questa circostanza, la potenza della fede è chiamata direttamente in causa. Il padre però non domanda che essa sia aumentata; afferma di credere ma, nel contempo, chiede di essere aiutato nella sua apistia (incredulità). La fede è efficace in virtù della propria debolezza non della sua espansione.
La fede è in grado di compiere grandi cose a motivo della sua piccolezza. Essa mira non già ad allargarsi, bensì a resistere in mezzo alla prova. In quelle circostanze si è chiamati a continuare ad aver fede. Lo afferma anche Luca. Gesù, alla vigilia della sua Passione, prega per Pietro non al fine di aumentarne la fede ma, più nudamente, perché essa non si eclissi: «Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano, ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno (verbo ekleipō)» (Lc 22,31-32).
La fede più piccola di un granello di senape è incapace di sradicare gelsi ma è sufficiente per servire. Il senso della seconda parte del Vangelo di oggi è racchiuso in questa frase. Ci è chiesto di operare, dentro e fuori casa, anche se si è consapevoli che le nostre azioni non sono nelle condizioni di risolvere tutti i problemi. Un detto della tradizione ebraica esprime questo messaggio in modo perfetto: «Non sta a te completare l’opera, ma non per questo sei libero dall’esimertene» (Pirqè Avot 2,21). L’inutilità del servizio non significa che la nostra opera sia inefficace, vuol dire semplicemente che essa non sarà mai tale da divenire completa. Rimarrà sempre molto di incompiuto, ma ciò non ci esonera dall’agire. Un altro detto ebraico (presente anche nel Corano, cf. 5,32) afferma che chi salva una sola vita umana è come se salvasse in mondo intero. Non bisogna sminuire il valore di quel «come se»; esso sta a significare che la totalità non è salvata; con tutto ciò l’obbligazione che ci lega a un singolo resta assoluta.
L’immagine del padrone è poco gradevole: si fa servire a puntino e solo dopo concede qualche ristoro al suo sottoposto. Per comprendere il nostro rapporto con Dio rivelatoci in Gesù occorre assumere il paragone dalla parte opposta. Dio non ha bisogno di nulla; Egli desidera non già essere servito ma servire: «Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli» (Lc 12, 37). L’immagine in Gesù è diventata realtà: «Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 22, 27). Gesù serve per insegnarci a servire.

XXVII Domenica del tempo ordinario_Servire a tavolaultima modifica: 2019-10-05T14:47:08+02:00da piero-stefani
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