XXII Domenica del tempo ordinario (C) Il banchetto dei poveri

XXII domenica del tempo ordinario
Sir 3,19-21.30-31; Sal 68 (67); Eb 12,18-19.22-24; Lc 14,1.7-14

Il banchetto dei poveri

La prima parte (vv. 1-24) del quattordicesimo capitolo del Vangelo di Luca è tutta dominata da riferimenti al banchetto. Mangiare è necessario per vivere; dal canto suo pranzare assieme riveste il bisogno dei panni della convivialità. Invitare a pranzo significa tanto condividere i propri beni, quanto entrare in relazione con altri. Quando si è a tavola la bocca non serve solo per masticare. Oltre ai denti è all’opera pure la lingua. Ci si pensa raramente, ma anche nel banchetto eucaristico allorché si ricevono il pane (e a volte anche il vino) si partecipa, sia pure in forma ritualizzata, a un piccolo dialogo. Andando ancora più alla radice, è la parola a consacrare. L’eucaristia è un banchetto perché unisce cibo e voce.
Gesù accettò sempre gli inviti a mensa. La scelta suscitò commenti non di rado sfavorevoli (cf. Lc 7,34). Nessun banchetto a cui partecipò Gesù fu privo di parole, di insegnamenti e, non di rado, anche di gesti. È così pure nel vangelo di oggi (i versi saltati Lc 14,2-6 riportano sia la guarigione di un malato di idropisia sia le parole dialettiche di Gesù che accompagnano l’atto). Più volte Gesù, nel suo insegnare, assume un tono polemico e a volte persino di denuncia. Non lo fa per prendere le distanze dalle ipocrisie sociali volte a mascherare i dissapori e a tessere comunque gli elogi del padrone di casa. Le potenzialità di una convivialità autentica sono altissime; nella Bibbia il banchetto è anticipazione e figura della conclusione dell’intera vicenda umana su questa terra (cf. Is 25, 6-7). Quando si deturpa la convivialità si imbratta una realtà grande. Sia quando mangia con i pubblicani e i peccatori (cf. Lc 5,29-32; 15,1-2) sia quando insegna Gesù preannuncia il banchetto del regno. Ciò vale a maggior ragione per l’ «ultima cena» (cf. Mc 14,25).
Presa in modo isolato la prima parte delle parole di Gesù, che raccomandano di non prendere i primi posti, suonerebbe come un semplice insegnamento sapienziale simile a quelli contenuti nel libro dei Proverbi: quando sei invitato mettiti in fondo cosicché tu possa crescere agli occhi degli altri. Non è così. Luca ce lo suggerisce fin dalla riga introduttiva presentando queste parole come una «parabola» (Lc 14,7). Se fosse una semplice modalità di comportarsi saggiamente in società la qualifica suonerebbe impropria. Essa invece è opportuna perché anche questa è, a suo modo, una «parabola del regno» (cf. Mt 13). Quando Dio imbandirà la mensa, nessuno sarà nelle condizioni di dargli il contraccambio; per Lui e per noi la massima realizzazione sarà semplicemente quella di partecipare al banchetto. Tutti i salvati davanti a Dio sono in questo senso poveri, storpi, zoppi e ciechi; nessuno di loro potrà dare in contraccambio altro che se stesso. Quanto il padrone di casa desidera è di avere ospiti attorno a sé. Nel vangelo di domenica scorsa lo si era anticipato: «verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno alla mensa del regno di Dio» (Lc 14,29). Ricevere la ricompensa alla risurrezione dei giusti (Lc 14,13) significa essere ospiti di quel banchetto. Preso alla lettera, il consiglio di Gesù rischierebbe di suonare come una specie di sublime strumentalizzazione dei poveri: essi non ti ricambiano ora perché tu investi, tramite loro, per una ricompensa più grande. Le cose non stanno così. Le immagini evangeliche sono una parabola perché indicano quel che Dio farà.
Lo ha ben compreso uno dei commensali il quale, udendo quanto detto da Gesù, esclamò: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!» (Lc 14, 15). Segue la parabola dell’uomo che fece un banchetto rifiutato dagli invitati originari e che poi accoglie appunto poveri, storpi, ciechi e zoppi (Lc 14, 21) e altri ancora sollecitati con forza a entrare (Lc 14, 23). Qui si afferma in modo esplicito che il banchetto del regno è riservato ai poveri, vale a dire a tutti coloro che si riconoscono tali di fronte a Dio (Mt 5,3; Lc 6,20); in altre parole, a coloro che come Gesù, povero e itinerante, non sono nelle condizioni di rifiutare l’invito loro rivolto.

XXII Domenica del tempo ordinario (C) Il banchetto dei poveriultima modifica: 2019-08-30T21:52:55+02:00da piero-stefani
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