Contare_Pensiero 638

Pensiero n. 638

Riproduco il testo scritto per il sito delle ACLI di Bergamo, uscito a inizio settimana sul loro sito e poi ripreso su: www.moltefedi@aclibergamo.it.

Contare

        Il libro del Levitico, per motivi non del tutto chiari, impone agli ebrei di contare i giorni che separano la festa di Pasqua da quella delle Settimane (Pentecoste) (Lv 23, 15-16). Il rito si definisce la conta dell’‘omer, alla lettera «covone». Che il sostrato sia agricolo è indubbio, poi i significati sono diventati anche altri: Pasqua è la festa della liberazione, quella delle Settimane rievoca sia il dono della Legge sul Sinai sia il suo accoglimento da parte del popolo ebraico. Si potrebbe affermare che la vera libertà sfocia nell’assunzione della responsabilità.
L’idea di contare i giorni per completare un percorso può avere ricadute su molti e diversi, anzi eterogenei campi. Assunto nella prospettiva della nostra storia è come se si contasse dal 25 aprile (ricorrenza vissuta anch’essa quest’anno in modo diverso) al 2 giugno. La liberazione deve condurre a istituzioni in grado di garantire la libertà attraverso l’assunzione di una responsabilità collettiva. Si tratta di un cammino sempre bisognoso di essere riattualizzato.
C’è una implicita conta dell’ ‘omer che tutti noi in questi giorni stiamo facendo, la prima meta a cui tendere è il 4 maggio. Qui però il contare è aperto. Il punto fisso a cui guardiamo è tuttora incerto. Ci è noto che apporterà mutamenti, senza sapere esattamente quali saranno; si è, paradossalmente, sicuri solo che ci sarà ancora un incerto «dopo». Si è altrettanto consapevoli, però, che anche quel periodo dovrà essere vissuto all’insegna di una responsabilità a un tempo collettiva e individuale (fu così anche al Sinai: fu il popolo nel suo insieme ad accettare il patto, ma i comandamenti sono declinati in seconda persona singolare).
C’è un altro tipo di contare: quello dei bollettini delle vittime, dei contagiati, dei guariti. Gadi Luzzatto Voghera ha giustamente ribadito che vanno ricordati i volti e le vite e non solo i numeri. Vi è un altro rischio, quello che al dramma dell’espansione subentri, a poco a poco, una contorta soddisfazione legata alla diminuzione. Al posto del peso dei morti subentra la parziale levità della decrescita. Gli ultimi morti sono esposti al rischio di essere, pubblicamente, i più trascurati sommersi dalla discesa del livello delle acque. Anche soprattutto rispetto a loro, occorre far tesoro della ambivalenza che ha in italiano il verbo «contare». Sì, pure loro contano.

Contare_Pensiero 638ultima modifica: 2020-04-24T10:14:41+02:00da piero-stefani
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