Discese agli inferi

Pensiero 636
Riproduco il testo scritto per il sito delle ACLI di Bergamo (www.moltefedi@aclibergamo.it)

Discese agli inferi

Nel cosiddetto «Simbolo degli apostoli» si recita: Gesù Cristo «fu crocifisso, morì, fu sepolto, discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte». Per rappresentare l’irrappresentabile della resurrezione, l’icona dell’Oriente cristiano si concentra proprio sulla discesa agli inferi: le porte della prigione sono scardinate e colui che non è ancora asceso al cielo è già capace, nel cuore della terra, di prendere per mano Adamo ed Eva e con loro tutti gli altri giusti.

Il centro della resurrezione sta nel fatto che il Padre ha reso salvifica la morte del Figlio. Ciò avviene quando il Risorto sottrae al regno infero coloro che vi erano precipitati. Gesù chiama fuori dalla tomba Lazzaro, ma negli inferi è egli stesso a prendere per mano Adam (vale a dire gli esseri umani). Ora, cessata, attraverso la propria morte, ogni distanza, il Risorto entra in contatto diretto con i trapassati a cui ridà vita per realizzare, assieme a loro, il nuovo «passar oltre» della Pasqua. La resurrezione è la possibilità estrema, divenuta realtà, di riscattare il passato. La vera vittoria sulla morte si dispiega nell’accogliere e nel dar vita nuova a quanto fu. Solo Dio nel Figlio suo è capace di compierlo. Nessuno può risorgere se non chi prima ha vissuto e sperimentato fino in fondo il venir meno della vita. Il destino naturale dell’esistenza è infero, non celeste.

Redimere significa salvare il passato. Unicamente dopo aver attraversato la morte è dato negare che essa sia l’ultimo sigillo. La prima vittoria ha luogo nel mondo infero. Quanto ci è dato di vedere nel regno del sole e dell’aria non manifesta variazioni. Sulla superficie della terra continua a essere suonata la musica precedente: si nasce, si cresce, si invecchia, ci si ammala e si muore. Anche dopo la resurrezione di Gesù le leggi della vita e della morte sono rimaste immutate. La selezione naturale non ha cessato di operare e la malattia a diffondersi, a volte in modo repentino e devastante. Anzi, mare, terra ed atmosfera hanno iniziato anch’essi a soffrire con noi e a causa nostra. L’affermarsi di una redenzione in grado di riscattare il passato e, quindi, di dar salvezza, in avvenire, al nostro presente non muta la tonalità della partitura propria dell’esistenza visibile. Vi è un solo passaggio decisivo: la discesa agli inferi di Gesù Cristo risorto attribuisce, nella speranza, un altro significato a quella musica che prosegue a risuonare identica, se non, a volte, addirittura più cupa. La discesa agli inferi da parte di Gesù Cristo è l’unica caparra capace di rendere credibile l’aver conseguito la vittoria sulla morte in un mondo tuttora retto dalla immutata logica del vivere e del morire.

In exitu Israel de Aegypto. La Pasqua ha diviso il mare della morte e ci fa passare attraverso di esso per indirizzarci verso la terra in cui la vita non conosce tramonto, la fede ci accompagna e ci sorregge nel cammino nel deserto.

Discese agli inferiultima modifica: 2020-04-10T23:43:55+02:00da piero-stefani
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