Piero Stefani, Posso darti una mano? Sui motivi che spingono ad aiuatre gli altri

Pensiero 629 – Aiutare gli altri

                          PIERO STEFANI                            «Don Giovanni Barbareschi (1922-2018), prete milanese maestro di libertà vissuta e insegnata, fu uno dei protagonisti della Resistenza. Aderì alle brigate partigiane Fiamme Verdi e partecipò alla rischiosa esperienza del Ribelle, organo di stampa clandestino (che, come si legge sul frontespizio, «esce come e quando può»). In quei mesi vide molti dei suoi compagni, tra cui Teresio Olivelli, deportati e uccisi. Fin dal settembre del 1943, quando si trovava occasionalmente sopra Madesimo, aiutò a espatriare in Svizzera ebrei e antifascisti. Anche in seguito continuò a comportarsi allo stesso modo. Gli fu pure affidato il compito di far passare il confine a Indro Montanelli. Fu catturato, torturato e rilasciato. Per tutta la sua lunga vita restò fedele alla profonda convinzione secondo la quale il più autentico atto di fede è credere di poter diventare una persona libera. Rievocando gli anni della guerra disse: «Io ho rischiato molto e l’ho fatto perché credevo che aiutare gli altri in qualsiasi circostanza fosse la cosa più bella e l’unica che dava senso alla mia vita». Aiutare altre persone come atto libero è esempio grande per chi l’osserva e dono di senso per chi lo compie. L’essere umano è capace di tanto. L’aiuto più decisivo si dà però di fronte al pericolo più grande. Può essere che si tratti di eventi naturali, di incidenti fortuiti, ma, come avvenne nel caso delle fughe facilitate da Giovanni Barbareschi, più volte la situazione rischiosa è suscitata dall’ostilità, dal disprezzo, dall’odio, dalla sete di potere e dalla volontà di dominio. La natura e il caso in queste situazioni non c’entrano: il pericolo è imputabile ad altre persone o gruppi. I confini dell’animo e dell’agire umani sono vasti in un senso e in un altro.».

Quella qui trascritta è la pagine iniziale di un mio libretto appena uscito presso l’EDB, Bologna, Posso darti una mano? Sui motivi che ci spingono ad aiutare gli altri (pp. 111; euro 10, 00).
Ricopio anche la quarta di copertina:
«Quali sono i motivi profondi che ci spingono ad aiutare gli altri? La domanda può suonare persino superflua visto che l’attenzione è spesso catturata dal “come” bisogna aiutare. In effetti in un tempo nel quale l’accento sulle competenze si fa, di giorno in giorno, più pressante, l’interrogativo non è banale: spesso le intenzioni non bastano. Tuttavia a fronte di ripetute chiusure presenti nella nostra società è tornato di nuovo urgente interrogarsi anche sul “perché”. Sul piano sia individuale sia collettivo è dato affermare che bisogna aiutare gli altri per almeno cinque ragioni di fondo: perché conviene in una prospettiva tanto economica quanto relazionale; per un moto di compassione solidale presente nell’animo umano; perché è comandato in ambito sia religioso sia civile; per la radicale comune non autosufficienza della condizione umana; per non espandere il male presente nel mondo. Quando si analizzano questi motivi si constata la presenza di incroci e sovrapposizioni nelle motivazioni e nelle applicazioni; lo provano esempi tratti dalla vita e dalla Bibbia. Nell’animo umano vi sono infatti molte stanze e parecchie porte che le mettono in comunicazione reciproca. Nella prassi ritorna infine il problema del “come”. Un punto resta saldo: la dignità della persona. “Posso darti una mano?”, nella sua dimensione più profonda il rispetto contenuto in quel «posso» costituisce un aiuto maggiore dell’operatività espressa nel “darti una mano”».

Va da sé che all’epoca della scrittura e della stampa del libretto non si prevedeva affatto  il clima proprio di questi giorni particolari, se e quanto possa avere a che fare con esso non è compito mio dirlo.
Piero Stefani

Piero Stefani, Posso darti una mano? Sui motivi che spingono ad aiuatre gli altriultima modifica: 2020-02-29T15:17:32+01:00da piero-stefani
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