La democrazia cristiana illiberale di Victor Orbàn

Pensiero n. 625
Premessa. Su sollecitazione di qualche amico riproduco parte del mio intervento svolto a Firenze il 29 novembre scorso nell’ambito della giornata di studi «Fede e politica. Le ragioni di un incontro» promossa dalla Associazione «Piero Guicciardini».
Nella numerazione del «Pensiero» ho tolto la precisazione «della settimana» perché non garantisco questo tipo di periodicità.

La democrazia cristiana illiberale di Victor Orbàn

Secondo una percezione comune ci troviamo a vivere in un’epoca contraddistinta da mutamenti rapidi ed inediti. Soprattutto guardando all’Europa si è obbligati ad affermare che ci troviamo di fronte a società a un tempo multireligiose, multiareligiose e nelle quali non mancano neppure sollecitazioni a far ricorso alla religione per ripristinare o rafforzare identità collettive. La corposa compresenza di questi tre fattori appare una realtà priva di precedenti storici. Le statistiche confermano quanto già si coglie a colpo d’occhio, vale a dire, da un lato, che le nostre città e i nostri paesi sono sempre più abitati da popolazioni di origini e religioni differenziate,e, dall’altro, che la pratica religiosa tradizionale si attesta, specie nelle generazioni più giovani, su percentuali via via decrescenti. Nello stesso tempo, in reazione ai fenomeni ora indicati, non mancano in sede politica appelli a radici e simboli religiosi chiamati in causa al fine di consolidare identità insidiate da reali o presunte minacce. L’interesse per le religioni è perciò a un tempo vivo e assente.
Nel marzo del 2018 il «Catholic Herald» pubblicò i risultati di un’indagine statistica promossa dall’Institut catholique de Paris dedicata al rapporto tra i giovani adulti (19-29 anni) e la religione in vari paesi europei (l’Italia non è contemplata nella ricerca). La percentuale di chi dichiara di non aver alcun interesse religioso si attesta in alcuni paesi a cifre elevatissime: Repubblica ceca 91%, Estonia 80%; Svezia 75%, Regno Unito 70%; Ungheria 67%; all’estremo opposto della scala troviamo l’Austria 37% e la Polonia 17%. Di tutti questi dati – che, come ogni statistica, vanno comunque presi con le molle – quello che più ci interessa è l’Ungheria.
Prendendo per buono il dato statistico, si rileva che la netta maggioranza della popolazione giovanile ungherese non mostra alcun interesse religioso. Trascriviamo ora alcuni passaggi della legge fondamentale ungherese del 2011. Essa inizia con una Professione di fede nazionale (a sua volta preceduta dall’invocazione «O Signore, benedici gli ungheresi!»). In quest’ultima si dichiara di essere fieri «che il nostro re Santo Stefano abbia costruito lo Stato ungherese sopra delle basi solide, facendo entrare la nostra patria nell’Europa cristiana». Inoltre si riconosce «la virtù unificatrice della cristianità per la nostra nazione». «Paese legale» e «Paese reale» sono ancora una volta lì a confrontare le loro differenze? Tuttavia il problema non è solo questo, un’ulteriore questione è l’uso ideologico che si fa dell’identità religiosa a fronte della caduta della pratica religiosa.
Victor Orbàn è nato nel 1963 in seno a una famiglia calvinista, fede a cui tuttora appartiene, mentre sua moglie e i suoi cinque figli sono cattolici. Nel 1987 si è laureato in Ungheria con una tesi dedicata a Solidarnosc, in seguito ha studiato a Oxford, avendo come tutor il filosofo Pelczynski, grazie a una borsa di studio della Fondazione Soros (il riferimento è quasi inevitabilmente sollecitato dal fatto che il governo Orbàn ha fatto approvare la legge popolarmente nota come «legge stop Soros»). Il senso di questi ormai datati riferimenti sta nell’indicare che si è di fronte a un politico con basi culturali solide. Passando alla situazione attuale va ricordato che il suo partito Fidesz – Unione Civile Ungherese – nelle elezioni politiche del 2018 ha ottenuto il 47,27% dei voti.
Ogni anno Orbàn interviene alla Balvanyos Summer Open University and Student Camp – Bale Tusnad in Romania. Nell’estate del 2018 tenne un intervento particolarmente ampio e robusto pubblicato in Italia dalla rivista «Il Regno documenti» (17, 2018, 577-584). Una lunga parte è dedicata o ad argomenti allora di attualità o a rivendicare i successi del suo governo; tra essi è indicato anche il fatto che nell’ultimo decennio il tasso di incremento demografico (in realtà decremento) è passato dall’ 1,25% al 1,50%, piccola inversione di tendenza che segna solo un rallentamento nella decrescita. Ci sono però espressi anche pensieri di più largo respiro. Ne riporto due, uno relativo all’Europa centrale (cfr. il gruppo di Visegrad), l’altro concernente la democrazie cristiana illiberale.
«Ho formulato cinque principi per il progetto di costruzione dell’Europa centrale. Il primo è che ogni paese europeo ha il diritto di difendere la propria cultura cristiana e il diritto di rifiutare la ideologia del multiculturalismo. Il nostro secondo principio è che ogni paese ha il diritto di difendere il modello tradizionale di famiglia e di affermare che ogni bambino ha il diritto di avere una madre e un padre. Il terzo principio dell’Europa centrale è che ogni paese dell’Europa centrale ha il diritto di difendere i settori e i mercati economici strategici a livello nazionale che sono di cruciale importanza per esso. Il quarto è che ogni paese ha il diritto di difendere i propri confini e di rifiutare l’immigrazione. E il quinto è che ogni paese europeo ha il diritto di insistere sul principio di una nazione, un voto sulle questioni più importanti e che questo diritto non deve essere negato nell’UE» (p. 580).
«Diciamo con sicurezza che la democrazia cristiana non è liberale. La democrazia liberale è liberale, mentre la democrazia cristiana è, per definizione, non liberale: è, se vi piace, illiberale. E possiamo dirlo in particolare in relazione ad alcune questioni importanti: diciamo tre grandi questioni. La democrazia liberale è a favore del multiculturalismo, mentre la democrazia cristiana dà priorità alla cultura cristiana; questo è un concetto illiberale. La democrazia liberale è pro immigrazione, mentre la democrazia cristiana è anti-immigrazione: questo è un concetto davvero illiberale. E la democrazia liberale si schiera con modelli familiari adattabili, mentre la democrazia cristiana, poggia sui fondamenti del modello familiare cristiano; ancora una volta questo è un concetto illiberale» (p. 584).
In sintesi si può affermare che ai nostri giorni il terreno sul quale più si manifesta la divaricazione tra motivi ispiratori cristiani è costituto dall’accoglienza. Il termine è chiave perché, pur coinvolgendo una decisione, si confronta, per definizione, con realtà indipendenti, in tutto o in parte, dal nostro operato. Accogliere comporta rapportarsi con l’«altro». In modo schematico è dato affermare che la linea di demarcazione più evidente riguarda il tema dell’accoglimento o del respingimento dell’«altro». Vi sono alterità sia interne sia esterne al proprio gruppo di appartenenza, si possono perciò accettare le prime e rifiutare le seconde.
Per ricorrere a una formulazione consapevolmente banale (e in parte impropria), l’insegnamento cattolico ufficiale appare funzionale alla destra politica in relazione ai temi concernenti la famiglia e alla sinistra in riferimento all’immigrazione. In questa situazione il richiamo ai valori cristiani è a portata di mano su entrambi i fronti dello schieramento. I due casi risultano particolarmente significativi in quanto entrambi evidenziano la centralità del tema reale e simbolico dell’accoglienza. Da un lato vi è l’accento posto con vigore sull’accoglimento di nuove vite in continuità con la famiglia e la società in cui ci si trova (si pensi ai problemi legati a denatalità e aborto), dall’altro si rimarca l’accoglienza di vite già presenti che si trovano in situazioni precarie e bisognose di aiuto e integrazione. Da una parte si auspica il prolungamento e la continuità il più possibile omogenea della società esistente nel tentativo di salvaguardare o ripristinare una identità collettiva omogenea, dall’altro si ribadisce la necessità di confrontarsi con sviluppi che accrescono la pluralità di presenze disomogenee all’interno della società.
Piero Stefani

La democrazia cristiana illiberale di Victor Orbànultima modifica: 2019-12-06T18:50:21+01:00da piero-stefani
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