Madre di Dio (C)

Maria Santissima Madre di Dio
Nm 6,22-27; Sal 67 (66); Gal 4,4-7; Lc 2,16-21

Nato da donna, nato sotto la Legge

Nel tempo di Natale il Prologo del quarto Vangelo campeggia come un riferimento costante. La Parola fattasi carne è venuta ad abitare tra noi (Gv 1,14). Giovanni ricorre alla parola «carne» (sarx) avendo presente il suo significato biblico stando al quale essa indica la totalità dell’essere umano visto nella prospettiva della sua fragilità. Nel Prologo il termine «uomo» torna tre volte, nessuna di esse è riferita alla Parola incarnata. Nel secondo secolo, specie grazie a Ireneo di Lione, viene introdotta la parola «incarnazione», termine astratto destinato a imporsi nell’uso fino a oggi. Nelle elaborazioni del dogma cristiano a diventare il riferimento più pregnante sarebbe stata invece la parola «uomo». Nel Simbolo niceno-costantinopolitano si recita «et homo factus est».
Nei primi secoli l’affermazione secondo cui il Figlio incarnato è vero Dio e vero uomo ha comportato l’elaborazione di una consistente serie di precisazioni dogmatiche sfociate nella formula calcedonese (451) secondo la quale in Gesù le due nature sono unite «senza confusione, senza mutamento, senza divisione, senza separazione». La formulazione è tuttora accolta come la meno inadeguata per esprimere il mistero dell’Incarnazione. Tuttavia in epoca recente, in una prospettiva pastorale (intesa nel senso alto del termine), si è insistito maggiormente su altri aspetti. Li si può riassumere dicendo che il «vero uomo» è stato inteso nel senso stando al quale Gesù è anche l’«uomo vero». In Gesù Cristo si trova la verità dell’uomo; egli quindi diviene il modello perfetto di ogni creatura umana. Secondo l’espressione della costituzione pastorale Gaudium et spes: «in realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo» (n. 22). Ciò vale per ogni tempo e per ogni luogo. Questo svelamento fa sì che la imitatio Christi si prospetti per ciascuno come una via per conseguire la pienezza della propria umanità. Tuttavia, per essere «vero uomo», il Figlio si è incarnato in un tempo e in un luogo determinati, in una cultura particolare e soprattutto in una tradizione di fede specifica. In questa luce occorre affermare che il Figlio si è fatto ebreo.
«Nato da donna, nato sotto la Legge» (Gal 4, 4). Tutti nascono da donna, non tutti nascono sotto la Legge. Rispetto a questo ultimo riferimento bisogna introdurre anche la particolarità di componenti non imitabili da parte di tutti. La prima fra queste sta nella circoncisione. Leggendo i primi due capitoli di Luca si è colpiti dalla normalità con cui si parla di circoncisione. In base a quanto prescritto dalla Legge (Gen 17,12; 21,24; Lv 12,3) all’ottavo giorno vengono circoncisi sia Giovanni (Lc 1,59) sia Gesù (Lc 2,21) (e ciò sarebbe valso anche per Paolo, Fil 3,5). A differenza di quanto è avvenuto per Giovanni (Lc 1, 59-79), la circoncisione di Gesù non è accompagnata da alcun inno (ciò avverrà in seguito con la presentazione al tempio, Lc 2, 22-32). A essere significativa è proprio la normalità di quello che accomuna Gesù a ogni ebreo.
«Ma quando venne la pienezza del tempo Dio mandò il figlio suo nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4, 4-5). L’«adozione a figli» era già di Israele: lungi dal negarlo, è Paolo stesso ad affermarlo (Rm 9, 4). Quanto si è compiuto nella «pienezza del tempo» è che, grazie alla fede, pure gli incirconcisi hanno l’«adozione a figli», essi perciò, secondo il costante insegnamento paolino, non devono imitare quanto è proprio di Israele; in questa prospettiva, Gesù non è modello per il gentile venuto alla fede. Il Figlio per farsi uomo si è fatto ebreo, ma in Cristo non c’è né Giudeo né Greco: «Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è né Giudeo, né Greco né schiavo né libero: non c’è maschio né femmina, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa» (Gal 3, 26-29). Celebrare nell’ottava di Natale la circoncisione di Gesù comporta, a un tempo, far memoria del suo essere stato ebreo ed affermare che l’adozione a figli di noi gentili credenti avviene mediante la fede.

Madre di Dio (C)ultima modifica: 2018-12-29T08:00:44+01:00da piero-stefani
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