596_ La reivenzione del Battesimo (08.01.2017)

Il pensiero della settimana n. 596

La reinvenzione del battesimo

La prima domenica dopo l’Epifania è dedicata al Battesimo del Signore. Perché Gesù si fa battezzare da Giovanni? L’interrogativo non sorge solo in noi, è lo stesso testo evangelico a sollevarlo. ll Battista è il primo a non comprendere il motivo di quella scelta. Per cercare qualche risposta, occorre ripercorrere un poco la storia di questa pratica.
La vicenda del battesimo si intreccia con quella delle abluzioni rituali che in Israele caratterizzavano la preparazione dell’offerta dei sacrifici da parte dei sacerdoti (cf. Es 40, 12-15). Progressivamente le acque lustrali estesero il proprio simbolismo anche sul versante morale. La purificazione giunse a coinvolgere pure la sfera del peccato personale e collettivo. Si legge in Ezechiele: «vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati» (Ez 36,25). In questo riferimento, il lessico del rito viene dilatato fino a indicare una promessa di purificazione definitiva compiuta dal Signore stesso.
A quanto ci è dato di comprendere, Giovanni Battista vedeva nel peccato una realtà che colpiva e ledeva l’intera persona. La maggior parte degli ebrei suoi contemporanei era convinta che il pentimento, seguito da un modo di agire conforme a giustizia, fosse un passaggio obbligato per ottenere la salvezza. Non tutti però ritenevano che questa pratica dovesse, secondo la proposta di Giovanni, essere accompagnata da un’immersione in acque purificatrici. Il Battista credeva invece nell’esistenza di una impurità conseguente al peccato che, al pari di tutte le altre, poteva essere eliminata solo grazie a un rito di purificazione.
Secondo Matteo, Giovanni considerava il battesimo da lui amministrato come una prassi preparatoria in vista del prossimo e definitivo giudizio escatologico: «Già la scure è posta alla radice degli alberi (…) colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile» (Mt 3,10-12). Ci si purificava al fine di evitare il giudizio. Chi è giudicato è sempre esposto al rischio di venir condannato. Il messaggio di Giovanni sembra formulabile in questi termini: fatevi battezzare con acqua se volete scampare al fuoco del giudizio imminente.
Se il battesimo di Giovanni ebbe davvero il senso escatologico di sfuggire all’ultimo giudizio, per quale ragione Gesù si fece battezzare nel Giordano? Il giudice deve forse pentirsi? La risposta del Vangelo a questo interrogativo pone l’accento su quanto avvenne a Gesù in quella circostanza: «ed ecco una voce dal cielo che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”» (Mt 3,17). La voce dal cielo trasforma il battesimo da atto di penitenza in evento di consacrazione. L’attenzione ora si incentra su Gesù. Come ci ha ricordato l’antifona al Magnificat dei secondi Vespri dell’Epifania, nel battesimo al Giordano la penitenza lascia il posto alla manifestazione. In luogo del giudizio, Gesù porterà il buon annuncio: convertitevi e credete al Vangelo.
Secondo i Vangeli al Giordano fu reinventato il senso del battesimo. A sua volta la Chiesa delle origini darà un senso nuovo e pasquale al battesimo dei credenti (cf. Rm 6,3-6). Il rito, il dogma e la prassi religiosa hanno in seguito rischiato di trasformare per secoli il battesimo in consuetudine. Finito il “regime di cristianità”, anche noi siamo chiamati a reinventare (o a riscoprire) lo spirito del rito. Ogni fonte battesimale è ritornato a essere una specie di Giordano, presso le sue acque, anche quando tacciono le voci dal cielo, dovrebbe sempre dischiudersi una limpida manifestazione della fede.
Piero Stefani

596_ La reivenzione del Battesimo (08.01.2017)ultima modifica: 2017-01-08T00:25:01+01:00da piero-stefani
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