590 . Vivere la propria morte (27.11.2016)

Il pensiero della  settimana, n. 590

Vivere la propria morte

Intervento pronunciato nel corso del Rito funebre ecumenico
per Marianita Montresor (1956-2016), Verona S. Nicolò all’Arena 17 novembre  2016.[i]

«Ieri all’ora nona mi dissero:

il Drago è certo, insediato nel centro

del ventre come un re sul trono»

  Così iniziano I canti ultimi di David Maria Turoldo.

Non sempre è al centro del ventre ma per il credente il responso avviene sempre all’ora nona, l’ora in cui Gesù è morto sulla croce.  Contro il Drago bisogna lottare, non lasciargli subito partita vinta: il Dio della vita non ama la morte. Quando però il Drago sembra vincere, occorre sconfiggerlo con le sue stesse armi, passando attraverso il morire. Lo si vince vivendo la propria morte.

Una preghiera antica chiedeva di essere risparmiati dalla morte improvvisa e repentina. Era falsa nel momento in cui era dominata da una paura placata solo da una mediazione sacramentale, come se solo la confessione davanti al presbitero costituisse il biglietto d’ingresso per l’aldilà; era vera per quel tanto in cui chiedeva la possibilità di vivere la propria morte al fine di renderla una testimonianza. Così è stato per Marianita. In questi anni, in questi mesi, in questi giorni ha esercitato un magistero che trascende la distinzione tra laici e vescovi, presbiteri o pastori. È la martyria della fede, è la testimonianza dell’umano coraggio; è l’incontro tra la nostra debolezza creaturale e la forza dello Spirito che dona la vita. È il morire in Cristo. «Nasciamo da Dio, in Cristo moriamo, torneremo alla vita per opera dello Spirito Santo.»

Se apriamo i Vangeli troviamo quattro modi diversi nei quali viene raccontata la morte di Gesù. C’è il «Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato» di Marco e, in modo diverso, di Matteo. C’è il «nelle tue mani affido il mio spirito» di Luca; c’è il «tutto è compiuto» di Giovanni. Fin dal principio la stessa fede è stata detta in modi molteplici. L’ecumenismo, per il quale Marianita ha vissuto e sull’esempio del suo Signore (sì, lo dobbiamo dire) «ha dato la sua vita per noi», si radica all’origine stessa della fede. Non c’è un solo modo per dire la fede, ma c’è un unico modo per essere accolti in Gesù Cristo dalla misericordia di Dio. Anche questa è una maniera per definire che cos’è l’ecumenismo.

Se il Drago non ci fosse stato non sarei qui a parlarvi come presidente del SAE. Per questo penso alla mia carica non solo come espressione di fiducia da parte di chi mi ha votato ma anche come una consegna da parte di Marianita. C’è una consolazione profonda nel sapere che aver accolto quella consegna è stato per lei motivo di gioia: parola che devo impiegare per descrivere che cos’è (non che cos’era) il suo cuore. Per questo ci ha accompagnato e ci accompagnerà sempre nel nostro impegno ecumenico, nella speranza e nell’invocazione allo Spirito datore di vita e suscitatore della definitiva riconciliazione.

Piero Stefani

 


[i] Marianita Montresor è stata presidente del SAE (Segretariato Attività Ecumencihe) dal 2012 al 2016

590 . Vivere la propria morte (27.11.2016)ultima modifica: 2016-11-26T08:00:09+01:00da piero-stefani
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