575 – Immigrati: il magistero di Joseph Roth (03.07.2016)

Il pensiero della settimana, n. 575

 Immigrati: il magistero di Joseph Roth

      Vi sono alcuni passaggi di un libro scritto da Joseph Roth attorno agli anni Trenta che, con qualche adattamento, possono essere trascritti come descrizione dell’oggi. In parte ciò è vero perché essi prospettano un umano/disumano che è una costante nella storia della nostra civiltà/barbarie: «Quando scoppia una catastrofe, i vicini, sconvolti, si dimostrano soccorrevoli. Tale è l’effetto di gravi catastrofi. Sembra che gli uomini sappiano che le catastrofi non durano a lungo. Le catastrofi croniche, invece, sono così mal sopportate che a poco a poco sia di esse sia delle loro vittime non importa più niente a nessuno, quando addirittura non sono vissute come qualcosa di molesto» (J. Roth, Ebrei erranti, Adelphi, Milano 1985, p. 120).

     Altri passaggi necessitano di maggiori  modifiche. In particolare, quel che valeva per gli ebrei orientali e tedeschi di allora oggi va applicato ad altri.

     «Dei 600.000 ebrei tedeschi, circa 100.000 sono emigrati. La maggioranza non trova lavoro da nessuna parte. E neanche gli è permesso di trovare lavoro. I passaporti scadono e non sono rinnovabili. E si sa che la vita dell’uomo contemporaneo può dipendere dal passaporto quasi come quella degli uomini dell’antichità dai famosi fili. Con quel paio di forbici ereditate dalle parche classiche, eccoli qua i consolati, le legazioni, gli agenti della polizia segreta […] In un mondo del genere non soltanto è impossibile che gli emigranti ottengono pane e lavoro, ma la cosa è, si può dire, ovvia. È anche impossibile che essi ottengano un cosiddetto “pezzo di carta”. E cos’è un uomo senza documenti? Meno di un documento senza l’uomo […] In alcuni paesi civili dell’Europa, ogni anno le associazioni per la difesa degli animali organizzano singolari spedizioni aeree verso il Sud: gli uccelli migratori abbandonati in autunno dai loro compagni vengono raccolti e trasportati in Italia in apposite gabbie – dove peraltro la gente tende a ucciderli e a farli arrostire. Ma dove esiste un’associazione per la protezione degli uomini che sia disposta a portare i nostri compagni senza passaporto e senza visto nel paese da questi agognato?  Cinquemila rondini che in conseguenza di una legge di natura, palesemente non sondabile e non sondata, sono rimaste indietro, hanno dunque più valore di cinquantamila esseri umani?  Un uccello non ha bisogno di passaporto, né di biglietto, né di visto – e un uomo invece viene messo in galera se non è in possesso di uno solo di questi tre pezzi di carta» (Ibid., p. 121-123).

     Sarebbe falso e ingiusto sostenere che nessuno fa nulla: individui, gruppi, associazioni operano, e  ciò vale anche per determinate strutture statali. Resta un problema insoluto:  anche all’interno di un mondo in cui, grazie all’elettronica, tutti sono da qualche parte schedati, la carta continua a contare più delle persone. Del resto anche in relazione alle pratiche più semplici,  pure i cittadini, per dimostrare chi sono, presentano un documento; in questi casi i volti contano poco.

     I documenti più alti e nobili come la costituzione garantiscono chi è all’ interno della loro sfera di competenza e distinguono rispetto a chi resta all’esterno. Lo stesso vale per l’area Schengen. È efficace parlare di ponti e non di muri soltanto se si è consapevoli che esistono anche muri di carta che non sono meno discriminanti del filo spinato. Per parlare senza infingimenti di accoglienza occorre misurarsi con il ruolo che la burocrazia svolge tuttora negli Stati contemporanei.  Riflettere sulla burocrazia però è compito tanto impegnativo che, se condotto alla radice, metterebbe in discussione le nostre stesse istituzioni, siano esse civili o religiose. Alla lunga può essere che, da un lato gli spostamenti di masse imponenti di persone e, dall’altro, il dominio globale della rete siano due fattori che portino a ridefinire alcuni parametri su cui si è retta a lungo la nostra civiltà.

 Piero Stefani

 

575 – Immigrati: il magistero di Joseph Roth (03.07.2016)ultima modifica: 2016-07-02T08:00:06+02:00da piero-stefani
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