567 – Mettersi nei panni dell’altro (08.05.2016)

Il pensiero della settimana, n. 567

 Mettersi nei panni dell’altro

 Mettersi nei panni dell’altro è una massima saggia, ma il seguirla ci libera davvero dal guardare tutto dal nostro punto di vista? Stiamo realmente indossando abiti altrui o siamo legati a filo doppio al nostro metterci nei panni dell’altro? Il salto qualitativo lo si ha quando si ascolta l’ “altro” che, proprio in virtù di questa operazione, cessa di essere tale: egli è ormai diventato prossimo. Ora si è instaurata una relazione che modifica, poco o tanto, entrambi gli interlocutori. Tuttavia non sempre si danno le condizioni per ascoltare.

Una forma particolare di mettersi nei panni dell’altro ha luogo nei racconti nei quali sono protagonisti gli animali. Ben s’intende, in molti casi si tratta di un puro espediente letterario per parlare degli esseri umani. Non tutto però si riconduce a questo tipo di favole. Ci sono infatti racconti nei quali i protagonisti animali mirano a evidenziare i comportamenti  umani nei confronti di altre specie viventi. Si finge di assumere il loro punto di vista non già per parlare effettivamente di loro bensì per mettere in luce il nostro atteggiamento nei loro confronti.

Un esempio di questo tipo è costituito dalla novella dello scrittore yiddish Sholom Alechem intitolata La coppia. All’inizio ci si trova in una situazione che a un lettore italiano richiama inevitabilmente i capponi di Renzo. Qui i protagonisti sono però un gallo e una gallina comprati per essere messi all’ingrasso in vista della feste di Pasqua. La vicenda si snoda attraverso varie fasi che conducono i due estranei, e tendenzialmente ostili, pennuti a una forzata convivenza che sfocia in un innamoramento reciproco e prosegue fino a vivere un atteggiamento esprimibile attraverso il detto proverbiale “l’amore non è bello se non è litigarello”.

Specialmente lui, inguaribile ottimista, è fiducioso; non per nulla si sta avvicinando la Pasqua. Ha sentito dire che quella festa celebra la liberazione, dunque è certo che dopo la prigionia nel corso della quale i due protagonisti hanno messo su ciccia, giungerà presto il giorno nel quale saranno di nuovo liberi.

Non è necessario spiegare cosa avvenne alla vigilia di Pesach, basta dire che a lui e a lei capitò quanto il capitolo dodicesimo dell’Esodo riserva all’agnello.  Fare le feste ai polli è detto comune. Raccontarlo dalla parte dell’animale in vista della Pasqua carica il proverbio di un ironico patetismo e rende più stringente pensare che c’è sempre qualcuno che paga un prezzo per le nostre feste e svela la sottile crudeltà insita nel fatto che festeggiare una vittoria implica sempre il fatto che qualcun altro è sconfitto. Meglio i polli che gli egiziani affogati sulla riva del mare, dirà qualcuno, sì, a patto però di non mettersi nei panni del gallo e dalla gallina.

Piero Stefani

 

 

567 – Mettersi nei panni dell’altro (08.05.2016)ultima modifica: 2016-05-08T08:00:59+02:00da piero-stefani
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