566 – L’altra parte (01. 05. 2016)

Il pensiero della settimana n. 566

 L’altra parte

Il cosiddetto «secolo di ferro» (1550-1560) si avviò al proprio termine con la pace di Vestfalia (1648), un avvenimento che segnò una svolta fondamentale nella storia europea. I due trattati di Münster e di Osnabrück rappresentarono un processo di laicizzazione delle relazioni internazionali e la sconfitta del progetto di restaurazione cattolica in area tedesca sotto l’egemonia dell’Impero asburgico. A parte Russia, Polonia e Inghilterra tutti gli altri  Stati europei, tanto cattolici quanto luterani e riformati, presero parte a quei colloqui.

Cosa ci insegna questa lontana vicenda che si è soliti giudicare come la fine delle  «guerre di religione»? Le trattative diplomatiche  non negarono l’esistenza di avversari, affermarono però che non c’erano più nemici assoluti. Si poteva dunque discutere. Uno dei simboli più efficaci di tutto ciò lo si trova nella tavola posta al centro del Friedenssal di Münster. Su di essa c’era scritto «audiatur et altera pars».  Il principio – presente anche negli attuali ordinamenti giuridici (cfr. il «principio del contraddittorio») – a Vestfalia assunse un significato fondamentale per la diplomazia. Esso è però ulteriormente estendibile: non è forse regola di fondo di ogni democrazia che prima di decidere si ascolti sempre l’«altra parte»? Una maggioranza che non si confronta con una minoranza viola una regola di base del confronto democratico. Tuttavia è ovvio che l’«altra parte» è una definizione relativa. Essa non va in un solo senso. Nel confronto c’è bisogno sia della reciprocità sia di diversità.

Nelle guerre di religione del «secolo di ferro» non c’era un’«altra parte» da ascoltare. E oggi? Dipende dall’ambito in cui ci si trova. Nelle aule parlamentari la prassi, pur soggetta ad avvilenti degenerazioni, è consolidata e condivisa. Non così in altri campi, a iniziare da quello dell’immigrazione.  Ai confini balcanici e ora anche al Brennero l’ «altra parte» è semplicemente respinta. In realtà il discorso rispetto all’immigrazione va allargato al di là delle singole frontiere. Tutti concordano nel ritenerlo un problema epocale che segnerà una svolta decisiva nella storia d’Europa non meno di quanto fecero la fine delle «guerre di religione». Occorre approntare procedure per individuare l’«altra parte» con cui trattare. La svolta storica della pace di Vestfalia avvenne esaltando il ruolo degli Stati. Oggi la situazione è di segno opposto. Il fenomeno, da un lato per via di superamento e dall’altra per via di sgretolamento, non è circoscrivibile alla dimensione degli Stati nazionali. Soltanto l’avvio di inedite forme di rappresentanza riuscirà ad avviare un ascolto reciproco dell’ «altra parte». Nessuno sembra preparato a questo compito inedito. Esso è però indispensabile perché non prevalgano, dall’uno e dall’altro lato, visioni in base alle quali esistono solo nemici con cui non è dato trattare.

Piero Stefani

 

566 – L’altra parte (01. 05. 2016)ultima modifica: 2016-04-30T09:00:19+02:00da piero-stefani
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