465 – Una fede laica nella scrittura (16.02.2014)

Il pensiero della settimana, n. 465

 Una fede laica nella scrittura

Riprendo qui la prima parte dell’intervento pronunciato il 12 febbraio 2014 a Palazzo Tursi a Genova nel corso del convegno “Liana Millu 1914-2005, scrittrice, educatrice deportata”. Durante l’incontro ho donato al Comune di Genova, che lo custodirà presso la Biblioteca Berio, l’originale  del Tagebuch (Diario) scritto da Liana dal 10 maggio al primo settembre 1945, vale a dire da pochi giorni dopo l’uscita da Malkow nel Meclemburgo (sottocampo di Ravensbrück) fino al giorno del suo ingresso in Italia. La versione a stampa è stata pubblicata da Giuntina, Firenze 2006.

 Molte volte Liana Millu ha pubblicamente dichiarato che a Auschwitz-Birkenau, per quanto ciò possa suonare un paradosso, fu fortunata. La buona sorte entrò all’opera fin dal primo momento in cui Millu pose piede sulla fatidica banchina. Appena scesa dal treno si trovò intruppata in una lunga fila destinata a transitare davanti a un ufficiale nazista. Poco più avanti a lei Liana scorse un’amica fiorentina che la invitò a fare tre passi per raggiungerla. Quel breve, casuale tratto di strada le salvò la vita. Appena le due amiche furono passate di fronte a colui che le circostanze avevano dotato del potere dell’antiche Parche, l’ufficiale abbassò il frustrino e tutto il resto della fila mutò direzione andando verso le camere a gas. Tra di loro c’erano persone giovani e ancora valide. Quel giorno però i trasporti erano stati troppo numerosi per la recettività del campo, occorreva eliminare le eccedenze. Là linguaggio era questo! Ad Auschwitz si moriva o si sopravviveva per un «sì» o per un «no», per un frustino alzato o abbassato.

A questo primo episodio ne seguirono altri nei quali la casualità continuò a giocare un ruolo decisivo. Non è imputabile solo a Lager, tuttavia quella esperienza suprema  incise sicuramente  sulla psicologia di Liana Millu propensa, specie nelle notti che l’età avanzata rendeva  avare di sonno, a passare in rassegna gli improbabili anelli che costituiscono la reale catena delle nostre vite. Basta un nonnulla perché le vicende dell’esistenza siano radicalmente diverse da quelle che sono; è sufficiente una smagliatura perché il filo si spezzi, occorrono invece molti imprevedibili incastri perché la costruzione continui a reggere. Una poesia di Wisława Szymborska comunica tutto ciò con ineguagliata, suggestiva precisione. Millu avrebbe avvertito sicuramente prossimi quei versi, «in ogni caso» essi ci rendono prossimi a lei.

 Ogni caso

 Poteva accadere,

Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
È accaduto non a te.
 
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.

 Per fortuna là c’era un bosco.

Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.

 In seguito a, poiché, eppure, malgrado.

Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
 
Dunque ci sei? Dritto dall’attimo ancor socchiuso?
La rete aveva un solo buco, e tu proprio da lì?
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta

 

Per certi versi la sorte è una realtà che capita, per altri è una dimensione che va assunta; la soggettività non è esclusa in modo assoluto. Tra le fortune sperimentate da Liana a Birkenau, quella da lei giudicata la maggiore coinvolge appunto la sfera della coscienza. Essa si lega a un altro episodio narrato più e più volte da Millu. Si tratta di una fatto legato a una greca. La donna faceva parte di un trasporto giunto, alla fine di un’interminabile viaggio, a Birkenau nel luglio del 1944. Millu era là da due mesi, dunque, secondo i tempi del Lager, era già una veterana. Quella donna spaesata si avvicinò e poggiò casualmente un braccio sulla cuccetta a castello, dove stava sdraiata Liana. La reazione fu immediata, un tumultuoso succedersi di insulti, un desiderio di colpire con violenza chi aveva osato violare uno spazio al quale si poteva applicare la finzione che fosse proprio. A questo punto avvenne la svolta.

 Da due mesi respiravo violenza. E violenta ero diventata, senza accorgermene. Questa è la terribilità della violenza: giorno dopo giorno s’insinua  nell’animo e lo inquina e lo deforma fino a diventarne la componente naturale. La violenza come componente naturale! (…)

A questo punto del mio racconto, di solito, affermo qualcosa che spiazza gli interlocutori, li lascia più che sbalorditi, increduli. Dico: in Lager sono sempre stata molto fortunata. Sempre, dal momento che scesi dal treno e misi piede in terra a Birkenau. Ma tra le mie fortune, la massima fu senz’altro il lampo di coscienza che interruppe le mie invettive e la mia rabbia. Fu grazie a esso che mi vidi: un essere stravolto e urlante, già bruto. Rivelò me a me stessa e me ne ritrassi spaventata.[2]

 La coscienza è una realtà che scocca quasi dal di fuori, tuttavia per diventare guida deve essere trasformata in luce interiore meno abbagliante ma più continuativa di un violento bagliore. Da evento che succede va trasformata in decisione. È ciò che fece Liana: «Per effetto di quel lampo decisi: volevo rimanere umana. Lo decisi,  lo giurai: rimanere umana».[3]

Piero Stefani

 

P. S. In questi giorni l’interesse sembra catturato più  dalla cronaca politica che dalla storia. Vista la qualità dei protagonisti a iniziare da Fonzyrenzius (perché limitare il latino maccheronico alle leggi elettorali?) la speranza è che resti solo cronaca senza diventare storia.

 

 


[1] W. Symborska, Opere, Adelphi, Milano 20092, p. 269.

[2] L. Millu, Dopo il fumo. «Sono il n. A 5384 di Auschwitz Birkenau», Morcelliana, Brescia 1999, pp. 56-57.

[3][3] Ivi.

465 – Una fede laica nella scrittura (16.02.2014)ultima modifica: 2014-02-15T10:48:00+01:00da piero-stefani
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *