622 – Luoghi (09.07.2017)

Il pensiero della settimana, n. 622

 Luoghi

   All’imbocco della grotte vaticane c’è un cartello in italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco. Vi si legge: «luogo sacro, silenzio». C’è anche una pittografia con due macchine fotografiche sbarrate da due linee. Cosa se ne deduce? Che a livello superiore l’immensa basilica è implicitamente considerata un luogo profano. In effetti la folla che percorre in lungo e in largo San Pietro sembra confermare più che smentire un’ipotesi certo non messa in preventivo dagli estensori del cartello.  Sopra le foto sono scattate a tutto spiano. La basilica è ormai dominata da un clima postsecolare, turisti delle più varie provenienze, selfie, messe tridentine con sacerdoti solitari, talari e clergyman, preghiere e chiacchiere convivono pacificamente. La distinzione tra sacro e profano sopravvive forse (fino a quando?) solo dentro le grotte. In questo contesto lo sprovveduto cartello   sembra addirittura quasi  profetico.

Tracce di cristianità. A Bergamo alta c’è una rocca, diventata prigione, poi nel Novecento parco delle rimembranze. Il vero castello della città è però il seminario. L’edificio è una fortezza che domina  la città dall’alto. Al suo interno ci sono passaggi scavati nella roccia che formano una specie di galleria con la funzione di collegare spazi vasti, scalinate marmoree, ingresso con mosaici. Dal suo interno si godono splendidi scorci  su torri, campanili, facciate, degradar di tetti. Allargando il campo visivo, da una lato vi è la montagna, dall’altro una pianura densamente popolata. Il seminario sigilla la città come un coperchio. Tuttavia vi è una controspinta a questo senso di cristianità chiamata a dominare: il ricordo palpabile di papa Giovanni e di quanto la sua figura significò per l’intera Chiesa cattolica. L’immensa statua bronzea di Roncalli posta sull’ingresso è sintesi, problematica, dei due volti propri del seminarione bergamasco. L’accrescitivo è giustificato, più in basso infatti, sempre comunque nella città alta, in una strada laterale senza uscita c’è un edificio denominato seminarino. Era il seminario costruito dopo il concilio di Trento diventato angusto nel corso dei secoli ma che oggi, con ogni probabilità, sarebbe di nuovo sufficiente alla bisogna.

Lasciti del Concordato del 1929, della Resistenza e della Repubblica italiana sulla facciata della stazione centrale di Milano. Al centro in alto  una scritta in rilievo riporta queste parole: NELL’ANNO MCMXXXI ERA DI CRISTO. Sotto di essa  vi è una scritta rimossa di cui rimangono visibili solo le tracce di quattro lettere, le quali però, per chi le vede, dicono già tutto: ASCI

D’estate si scorgono alberi sofferenti per la calura con foglie raggrinzite e bisognose di acqua. Alla loro ombra tuttavia si prova ugualmente una qualche frescura. Ma chi fa ombra agli alberi? Ancora una volta la staticità dei vegetali li rende inermi. A nessun albero è dato di cercar riparo all’ombra di un altro. In questo caso essi diventano simbolo di uno degli atti umanamente più alti: prestare aiuto agli altri in virtù della propria sofferenza. Una volta mentre sedeva a tavola Martin Lutero disse: «A un albero che fa ombra bisogna inchinarsi».

Piero Stefani

622 – Luoghi (09.07.2017)ultima modifica: 2017-07-08T05:00:14+00:00da piero-stefani
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